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I Galli Cisalpini

Secondo lo storico romano Livio le prime invasioni di popolazioni celtiche si hanno già a partire dal 600 a.C. Questa data è molto discussa per il semplice fatto che è discordante rispetto a tutti gli altri riferimenti storici dell’arrivo dei celti in Italia.

Secondo il tradizionale pensiero il territorio dell’attuale pianura padana venne invaso all’inizio del IV sec a.C. da delle tribù provenienti dalle regioni dell’attuale Francia conosciuta nei tempi antichi come Gallia, ovvero il territorio abitato dai Galli tribù di cultura celtica. I Galli una volta penetrati nel nord della penisola italica scacciarono gli Etruschi, che al momento dell’invasione controllavano ampie zone della penisola italica, dalla riva destra del Tevere fino alla pianura padana dove fondarono molte colonie (la più “settentrionale” fu Melpum l’attuale Melzo in Lombardia la prima a essere distrutta dai Galli). Le maggiori tribù celtiche che si insediarono nel nord Italia furono:

  • Insubri: controllarono la zona dell’attuale Lombardia esclusa la parte orientale.

  • Taurini: stanziati nella zona dell’attuale Piemonte, la loro identità e presumibilmente però Celto-Ligure

  • Cenomani: controllavano la zona della Lombardia orientale fino al confine naturale del fiume Adige (Verona).

  • Boi: controllavano la zona dell’attuale Emilia Romagna

  • Lingoni: controllavano il territorio tra la foce del Po’ e l’attuale provincia di Ferrara

  • Senoni: controllavano il territorio tra Rimini ed Ancona (territorio che sarà definito dai romani ager gallicus).

D’ora i poi i Galli saranno il più ostile e forte nemico che l’emergente potenza romana incontrerà nel suo cammino di espansione territoriale. I primi contrasti si hanno già dopo pochi anni dall’insediamento delle popolazioni celtiche nel nord Italia(390 a.C.), infatti la tribù dei Senoni, assieme ai Lingoni, guidati da “Brenno” scesero lungo la penisola italica fino ad arrivare alle porte di Roma che venne invasa e distrutta: Il motivo che spinse i Galli ad abbandonare Roma è molto discusso, c’è la leggenda delle oche del Campidoglio e della spada di Brenno, ma anche un’altra ipotesi ovvero che i Galli abbandonarono Roma a causa di una massiccia offensiva militare ad opera delle popolazioni Venetiche stando a quanto ci dice lo scrittore Greco Polibio[II, 18].

Dopo questo i romani iniziarono ad avere una vera e propria “paura” per la minaccia gallica, verso i quali mossero continue guerre e tentativi di arginare la loro forza. I Galli cisalpini infatti appoggiarono fortemente qualsiasi tentativo di guerra contro Roma, come durante la terza guerra sannitica (299-295 a.C.) nella quale i Galli Senoni presero parte, trasformandola in realtà in una guerra “italica”.

I Galli inoltre si allearono delle volte con le città etrusche nel tentativo di arginare il dominio romano ma questa alleanza non ebbe mai i successi sperati.

  Galli Cisalpini


Alla fine si arriva all’ultimo grande scontro tra Galli cisalpini e romani,la cosiddetta guerra gallica (225-222 a.C.), che iniziò con la grande battaglia di Talamone dove un contingente di 75.000 Galli (Insubri, Boi, Taurisci e Taurini) cisalpini rafforzati da un grosso contingente di Gaesati (celti transalpini della valle del Rodano), dopo aver saccheggiato Ariminum, nel tentativo di rientrare nelle proprie terre con i bottino, viene raggiunto e accerchiato dagli eserciti consolari di Emilio Papo e Gaio Attilio Regolo, l’epilogo della battaglia sarà una quasi totale distruzione dell’armata celtica. Alla fine nell’ultimo tentativo di fermare Roma un esercito Insubre con il supporto dei soliti alleati Gaesati fece ripiegare l’esercito di Marco Claudio Marcello verso Clastidium, dove si ebbe l’ultima resistenza che però fallì e spianò la strada per Roma nella sua conquista della Cisalpina.

L’ultima speranza di liberarsi del nemico romano i Galli cisalpini la videro nell’allearsi con il più grande nemico di Roma, Annibale, il quale nella sua calata nella pianura italica arruolò come mercenari numerose tribù galliche sia transalpine che cisalpine. Anche l’impresa annibalica però fallì come la storia ci ha insegnato.

Dopo la guerra annibalica Roma iniziò un lungo processo di conquiste e di sottomissioni nel territorio cisalpino fondando nuovo colonie e istituendo municipi, attuando così un imponente sistema di romanizzazione. Il dominio romano sulla Gallia Cisalpina e il definitivo tramonto delle comunità indigene del nord Italia avvenne nel 92 a.C. con la concessione dello Ius Latii (diritto latino).

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