Suliis as Torc

Calendario

Articoli Recenti

IN RILIEVO

 

Back All
Back

Il santuario di Lagole di Calalzo
-elementi della panoplia celtica nelle stipi votive-

Il gran numero di materiali rinvenuti a Lagole di Calalzo (BL) ribadiscono con grande evidenza l'importanza del luogo di culto cadorino tra il IV secolo a.C. e il IV secolo d.C. e ne confermano le caratteristiche di santuario comunitario per le genti insediate in piccoli nuclei nel territorio circostante e soprattutto quelle di centro di confluenza per mercanti, metallurgi, pastori, militari che percorrevano la vitale arteria di traffico rappresentata dal Piave. I bacino del Piave infatti rappresentò una delle direttrici principali di collegamento tra il mare Adriatico e i territori che gravitavano sulle alpi orientali.
Il santuario, come altri santuari venetici (Este, Vicenza, Altino) sorge in prossimità di un elemento naturale importante, l'acqua, il luogo infatti e ricco di acque termali ricche di zolfo, riconosciute per la loro funzione curativa dagli stessi romani che continueranno ad usufrire del santuario e delle sue fonti termali anche se dalle testimonianze archeologiche si suppone a fasi alterne.
Le esplorazioni archeologiche dell'area iniziarono nel 1941 ad opera di appassionati e cultori del mondo antico in seguito al rinvenimento di alcune monete romane e di tombe dell'eta imperiale romana. Nel 1949 ci fu il primo saggio in loco e vennero recuperate 2 statuine votive in bronzo di tipo paleoveneto e un manico con inscrizione venetica. Venne così individuata la stipe votiva lagoliana.

Il sito di Lagole ha restituito più di settanta iscrizioni in alfebeto e lingua venetici, dopo Este, Lagole è il centro da cui proviene il maggior numero di testimonianze della lingua dei Veneti antichi, nonostante queste iscrizioni siano di carattere monotestuale, costituito esclusivamente di iscrizioni votive. L'identificazione stessa della figura divina a cui il santuario sarebbe dedicato è indeterminata, ci sono delle incertezze sul numero delle divinità (erano una o più), sulla sua attribuzione sessuale, sui caratteri specifici (divinità sanante?) e sul significato stesso dei teonimi attestati nei reperti. Le forme che occorrono ad indicare la destinazione delle dediche votive sono le seguenti:

  • Trumusiati-: facendo il conto tra forme abbreviate, piene, frammentarie ma riconducibili/riconoscibili, abbiamo 36 attestazioni.

  • Trubusiati-: da 2 a 4 attestazioni

  • Sainati-: 4 attestazioni in associazione con Trumusiati-, nell'ordine Sainatei Trumusijatei 5 volte invece compare da sola.

In epoca romana la divinità assume i tratti di Apollo e questo lo sappiamo dalla presenza di alcune dediche su materiali votivi che presentano dediche alla divinità.Il santuario non sembra avesse avuto una struttura monumentale ma probabilmente l'area santuariale era delimitata da un recinto sacro (temenos). Il santuario era caratterizzato sa una serie di stipi votive che venivano riempite con i materiali donati dai devoti.
Per quanti riguarda la frequentazione del santuario, interessante notare che in alcune dediche è la Teuta il soggetto agente nell'azione rituale: teuta inteso come "comunita" manca però un riferimento preciso ad un nome, il termine usato sta ad indicare probabilmente comunità organizzate.
Dalle iscrizioni e dai materiali rinvenuti inoltre si è potuto fare due rilevanti deduzioni di carattere sociale relativi a chi frequentava il santuario: la prima è la costanza di dediche offerte esclusivamente da parte di uomini, lo si è capito oltre che dall'onomastica anche dal tipo di materiale recuperato realtivo ad attività produttive, commerciali, di scambio e un buon quantitativo di armamenti riconducibile alla panoplia celtica; la seconda è la presenza dell'elemento celtico. In questi territori oltre dai reperti, la presenza celtica è testimoniata anche dalla toponomastica dell'area lo stesso Cadore infatti deriverebbe da Catubrigum,-a (roccaforte), o anche dal nome di una delle tribù galliche qui stanziate, I Catubrini, la cui esistenza è testimoniata da documenti epigrafici romani.


ELEMENTI DELLA PANOPLIA CELTICA AL SANTUARIO DI LAGOLE DI CALALZO.
Il santuario di Lagole di Calalzo tra la sua vasta quantità di materiali ha restituito pezzi estremamente importanti per la ricostruzione della panoplia del guerriero celtico: bronzetti votivi caratterizzati da alcune particolarità di chiara appartenenza celtica come elmi, o ad esempio la sospensione della spada lungo la gamba destra tramite un cinturone, il caratteristico scudo celtico di forma ellittica con la spina centrale; ha restituito spade, puntali di lancia, ganci di cintura traforati e importantissimi frammenti di elmi che vanno dagli apex a parti di calotta e alle paragnattidi.

BRONZETTI
Ritrovato nel 1950 si rifà allo schema del guerriero stante riprodotto nei bronzetti veneti (altezza 9cm), con il braccio destro alzato a reggere la spada, di cui rimane l'impugnatura nella mano. Il braccio sinistro è abbassato e ripiegato ad angolo si di esso doveva aderire lo scudo. L'influsso celtico è evidente soprattutto nell'armamento del guerriero, di tipo celtico è l'elmo conico a cuffia con bottone apicale rigonfio, scende fino alla nuca e sulla fronte forma 3 archetti infatti sul lato sinistro ha un archetto che manca su quello destro. La lancia era accostata al braccio sinistro, al momento del rinvenimento era intera. Nel lato destro del corpo si nota il grande fodero sospeso ad una cintura. Questo è il bronzetto più significativo di un nucleo di cinque rinvenuti nelle stipi votive lagoliane interpretati come genti celtiche che si sono fatte rappresentare in questi modellini.





GANCI DI CINTURA TRAFORATI
Tra i materiali del santuario di Lagole, sono da ricordare due ganci di cintura traforati, di cui uno in buone condizioni, mentre l'altro si presenta frammentario. Entrambi presentano una iconografia conosciuta nel mondo celtico, il signore delle bestie, si nota infatti un uomo in piedi, al centro del manufatto, con gambe divaricate che regge con le braccia due avvolgimenti. Del reperto meglio conservato rimane anche la linguetta che tramite 2 borchie metalliche ora perdute si innestava nella cintura in materiale organico, mentre è andata perduta la linguetta a forma di uncino che si innestava alla cintura. Questi ganci sono collegabili con la cultura celtica La Tène A, presente anche in area veneta tra la seconda metà del V secolo a.C. e l'inizio del IV, testimonianza quindi dei precoci contatti con l'area La Tène transalpina.




ARMI CELTICHE
Il nucleo di reperti più interessante è senza dubbio, la serie di armi in ferro pertinenti alla panoplia celtica, rinvenuti ad una profondità omogenea in seguito allo scavo di due saggi negli anni '60.
Il ritrovamento è estremamente interessante, perchè si tratta del primo santuario venetico che presenta tra i suoi doni votivi armi vere (defunzionalizzate) e non riproduzioni miniaturistiche di esse.
I reperti più importanti sono i frammenti di elmo riconducibili al tipo Gallo-Italico, un tipo di elmo in ferro che si diffuse tra il IV e il III secolo in tutta l'area del Veneto settentrionale e nel Trentino-Alto Adige. Di questo elmo rimangono i frammenti di un paranuca, i resti di una calotta con il proprio apex, un apex con tracce della calotta e una serie di paragnattidi di forma trilobata. Questo tipo di elmo sembra essere stato una produzione locale, vista la grande concentrazione di questi nell'area, dove il reperto più significativo è l'elmo rinvenuto a Vallesella di Domegghe.
Poi sono state rinvenute anche 4 spade in ferro molto corrose e piegate ritualmente, di cui 2 però si conosce solo il disegno, si tratta di spade con una lunghezza compresa tra i 56cm e gli 83cm, tutte con codolo passante e ribattuto all'estremità.
Le spade sembrano essere pertinenti al periodo che va dalla fine del La Tène A fino al La Tène B-C.
Poi sono state rinvenute anche numerose cuspidi di lancia e talloni, anche queste piegate.
Va ricordato anche il rinvenimento di due frammenti di umbone di scuso di cui di uno si è conservata parte del guscio di copertura della spina e parte dell'aletta che si innestava nella tavola con rispettivo borchione di ferro.




Dobbiamo ricordarci inoltre che questo territorio è l'unico del Veneto attuale per il quale si può confermare e dichiarare con certezza la presenza di un popolamento misto sia Venetico che Celtico, due popolazioni che si sono incontrate anche nell'attività religiosa e si sono espresse e hanno voluto fare dei donativi all'interno di questo santuario. Questo può essere letto anche come una convivenza bene o male pacifica tra i due popoli, dove anche la classe guerriera si esprimeva nell'atto religioso di deposizione della spada.

Agorix





Back All
Back

 

Suliis as Torc
© 2008 website copyrighted by Suliis as Torc - created by Claude Arcano