Suliis as Torc

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CELTI
III sec. a.c.

IPPOCRASSO
LA STORIA

La storia dell' Ippocrasso, o del Vino Ippocratico, si perde nei tempi. Il nome stesso lo vorrebbe nato dalle mani del grande medico greco Ippocrate il quale avrebbe fatto macerare nel vino caratteristico della sua terra, forte e ricco di zuccheri, fiori di dittamo ed artemisia ottenendo una bevanda digestiva, tonificante e stimolante.

L'usanza di arricchire con erbe del vino d'uva, pare documentata anche in relazione alla vita di Roma: Plinio ci parla spesso di vini medicamentosi con proprietà soprattutto stomachiche facendo precisi riferimenti ad assenzio, timo, rosmarino e mirto mentre Discoride, medico contemporaneo a Nerone, raccomanda il vino di mirto per “migliorare il carattere delle donne” oltre ad elencare ben 660 piante adatte alla macerazione.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente l'Ippocrasso passa in secondo piano, favorito dall'usanza “barbara” (e quindi estranea al mondo romano) di bere il vino “schietto”, puro, senza l'aggiunta d'acqua né di altre sostanze. Con tutte le probabilità resisterà invece nella parte Orientale dell'Impero.

In epoca Medievale l'Ippocrasso viene riscoperto per necessità: il vino che veniva di anno in anno immagazzinato nelle cantine dei proprietari terrieri subiva un degrado dovuto ad innumerevoli fattori comprendenti clima, parassiti e condizioni igieniche. Molto spesso il vino che veniva portato a mensa risultava, nei casi più fortunati, fortemente tannico e non propriamente gradevole; nei casi peggiori addirittura marcio. Leggenda vuole che un frate torinese, speziale, durante il rito dell'Eucarestia abbia bevuto del vino talmente disgustoso da averlo sputato involontariamente sopra l'altare, macchiando la candida tovaglia (all'epoca il vino per le funzioni era ancora rosso). Non potendo, per ovvie questioni economiche, buttare tutto il vino che teneva nella cantina, decise di provare a “disinfettarlo” e renderlo più gradevole aggiungendo delle erbe medicamentose e dolcificandolo con il miele. Alla funzione della domenica successiva, il signore delle terre sulle quali sorgeva la chiesa ebbe occasione di assaggiare questo vino (il rito della comunione per i fedeli, infatti, consisteva nel mangiare un pezzettino di pane e bere un sorso di vino dal calice dell'officiante) ed, estasiato, diede ordine ai suoi servitori di fare lo stesso, portando da quel giorno sulla sua tavola questo vino che venne nuovamente chiamato Ippocratico o Ippocrasso.

Con l'affermazione delle Repubbliche Marinare, e in particolare di Venezia, l'Ippocrasso risentì favorevolmente dei profumi e dei sapori delle nuove spezie portate dall'Oriente: cardamomo, cannella, chiodi di garofano, mirra e rabarbaro furono solo alcuni nuovi ingredienti di questa bevanda che veniva preparata in diverse varianti (con vino rosso, bianco, diverse erbe, diverse misture, caldo, freddo), in diverse località (Torino, Firenze e Venezia divennero centri importantissimi per la produzione di Ippocrasso) e che diveniva sempre più appannaggio dei soli nobili e della borghesia medio alta: i soli che potessero permettersi vini ottimi (e non più scadenti), erbe aromatiche e spezie preziose. Le varianti più ricche dell'Ippocrasso si ebbero intorno al XVII secolo quando vennero introdotte vaniglia e scorze di frutta candita rendendo questa bevanda estremamente costosa, di nicchia e quindi poco conosciuta. Alla sua progressiva cristallizzazione nelle classi nobili (e quindi al suo progressivo declino nella vita media) corrispose l'avvento, nella seconda metà del XVIII secolo, di un altro vino aromatizzato con una mistura di erbe che lo porterebbe ad essere il suo diretto discendente: il vermouth. Ma questa, è un'altra storia.....

L'IPPOCRASSO SULIIS AS TORC

L'Ippocrasso Suliis as Torc viene prodotto attualmente da Mantus ed è frutto di ricerche su fonti storiche e trattati medievali e rinascimentali, nonché di diversi anni di sperimentazioni su quantità e qualità degli ingredienti, affiancati da svariate degustazioni ad opera di più palati differenti tra loro.

E' una bevanda semplice, come doveva essere l'Ippocrasso delle origini, che ha come base di partenza dell'ottimo vino Cabernet dei Colli Berici arricchito di varie spezie, in quantità ricavate dall'esperienza, comprendenti cannella, zenzero e galanga; il tutto addolcito con ottimo miele di apicoltura biologica. Ultimamente viene molto richiesta la variante con l'aggiunta di vaniglia e scorzette di frutta candita, che lo rendono squisitamente inebriante e afrodisiaco a detta di molti.

Eccellente servito freddo come aperitivo o piacevole fine pasto, si presta benissimo come vino a tutto pasto da servire in cene a tema, soprattutto per accompagnare carni grasse come l'oca in quanto le proprietà astringenti dello zenzero puliscono la bocca ad ogni sorso, preparandola per il boccone successivo. E' ottimo anche caldo, da sorseggiare nelle lunghe sere invernali, immaginando antichi sapori esotici di quelle terre lontane tanto cantate dai menestrelli.



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